Comunicato ArchIM sul DPR 76/2019

In Italia non esiste istituzione che non sia stata riformata quanto il MiBAC. Oramai si fa fatica anche a ricordare i testi di riforma. Raramente, peraltro, le innovazioni sono state davvero novità eccellenti sul piano qualitativo. Non vogliamo metter bocca su altri settori ma sicuramente, per ciò che riguarda il settore archivistico, le riforme sono state pessime ed hanno soltanto mirato al taglio delle responsabilità dirigenziali: nessun Archivio, ad esempio, neppure uno dei nove grandi archivi italiani, è stato dotato di autonomia speciale, ad eccezione di quello Centrale dello Stato, né si sono fatti concorsi internazionali per coprire i ruoli dirigenziali per attivare, almeno in alcuni archivi strategici, politiche di tutela e valorizzazione come si sta facendo, ad esempio con alcuni grandi Musei, talvolta con risultati davvero molto positivi e incoraggianti. Per gli archivi solo tagli indiscriminati o, come nel caso delle Soprintendenze archivistiche, aggiunta di competenze ulteriori nel settore della tutela delle biblioteche territoriali in ogni regione del Paese, senza risorse aggiuntive e senza incremento di personale specialistico atto a coprire quelle funzioni. Nuove competenze e niente risorse! Non si fanno così le riforme! Così si ammazza solo la tutela e si mortificano le professioni di settore.

La Riforma del Ministro uscente Bonisoli compie l’ultima scelleratezza: riconosce solo alcuni archivi come sedi dirigenziali mentre tutti gli altri, ancora da individuarsi, saranno articolazioni delle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche, ai sensi dell’art. 37, comma 3. Le Soprintendenze archivistiche attualmente sono 15, gli Archivi di Stato 100, più 33 sezioni di Archivio. Ad eccezione dei nove grandi Archivi, si può immaginare che circa novanta istituti perdano il riconoscimento di qualifica dirigenziale assoggettandoli alle poche Soprintendenze esistenti. Che riorganizzazione è? Nei fatti il DPR n. 76 del 19 Luglio 2019 consiste solo in taglio drastico di tutta la dirigenza archivistica non ispirato ad alcun principio di vera riforma.
In epoca di sburocratizzazione e di semplificazione amministrativa, tanto per fare un esempio, si continua a ragionare in termini di amministrazione centrale come sommatoria di responsabilità e poteri di gestione; alle articolazioni periferiche non dotate di autonomia speciale non è neppure consentita l’apertura di un conto corrente dedicato per partecipare ad un progetto europeo; per farlo occorrono due autorizzazioni: quella della Direzione Bilancio del MIBAC e quella del MEF, con tempi, quindi, necessariamente lunghissimi alla faccia della semplificazione e della velocizzazione dei tempi della Pubblica Amministrazione. Una vera vergogna.

 

ARCHIM, pertanto, si affianca ad ogni iniziativa di lotta affinché questo ignobile DPCM sia ritirato e riformulato secondo principi più ampi, anche nel confronto con le Associazioni di categoria.

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