ArchIM sulla vicenda ‘Bando MEF per consulenze gratuite’

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicava a febbraio una manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi di consulenza a titolo gratuito. La Direzione Generale Sistema Bancario e Finanziario-Affari Legali del Dipartimento del Tesoro intendeva nello specifico avvalersi di ‘professionalità altamente qualificate che uniscano alla conoscenza tecnica una positiva esperienza accademica/professionale, non rinvenibile all’interno della struttura’ per la ‘trattazione di tematiche complesse attinenti al diritto – nazionale ed europeo – societario, bancario e/o dei mercati e intermediari finanziari in vista anche dell’adozione e/o integrazione di normative primarie e secondarie ai fini, tra l’altro, dell’adeguamento dell’ordinamento interno alle direttive/regolamenti comunitari’.
Tra i requisiti si chiedeva l’esperienza accademica e/o professionale consolidata, qualificata e documentabile di almeno 5 anni, anche in ambito europeo o internazionale, su temi specifici (diritto societario, bancario, pubblico dell’economia o dei mercati finanziari o dei principi contabili e bilanci societari).
http://www.mef.gov.it/concorsi/2019/documenti/concorso_0013/avviso_pubblico_di_manifestazione_di_interesse_per_il_conferimento_incar….pdf
Di fronte al progressivo sollevamento generale per l’illegittimità di una simile richiesta rivolta a professionisti, culminata con la richiesta di ritiro del bando da parte dell’allora Vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio (qui), il Ministero aveva difeso la liceità del titolo gratuito sostenendo che il bando ‘non costituiva offerta di lavoro’ (qui); e nel corso del pubblico dibattito alcune testate online hanno elaborato varianti della stessa motivazione, adducendo anche che la manifestazione d’interesse fosse rivolta a categorie che ‘in alcuni casi percepiscono già una retribuzione pubblica per attività di ricerca, come gli accademici’ (qui). Uno scambio tra amministrazioni, insomma, non una collaborazione per esterni.
La questione è stata infine portata al TAR, che con propria sentenza del 30 settembre corrente ha confermato la liceità del documento (qui): le caratteristiche del bando non contrasterebbero con il lavoro professionale, non qualificabile la consulenza richiesta come contratto di lavoro autonomo; anche a motivo della possibilità di recesso in qualsiasi momento (il preavviso obbligatorio rispondeva ad esigenze organizzative dell’amministrazione) e l’assenza di selezione con graduatoria finale.

Quando anche avessimo voluto aderire all’idea della richiesta per accademici, e nonostante il binomio PA/Università rinfreschi nella mente degli Archim l’antico e doloroso dilemma ontologico delle professioni culturali autonome, la nostra considerazione pratica è che se avesse cercato degli accademici il MEF avrebbe dovuto rivolgersi direttamente al MIUR: ogni altro percorso può indurre chiunque a considerare l’utilizzo del concetto di Accademia come uno strumento di copertura mediatica di un altro tipo di richiesta.

Proprio in questo contesto il punto XI.3 della sentenza – “Tuttavia potrebbe trattarsi di professionisti ancora giovani che, sebbene qualificati, trovino ancora molti stimoli professionali nell’attività descritta nell’avviso e ravvisino altresì nella stessa un’opportunità per arricchire il proprio curriculum“

è irricevibile.

Per gli Archim,

Il CDN

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *